testata del Comune di Cortemaggiore in provincia di Piacenza con immagini e stemma del comune
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CENNI STORICI


Cortemaggiore, in provincia di Piacenza, è un piccolo, ma splendido borgo rinascimentale della Bassa Piacentina.
Fondata nel 1479 da Gian Ludovico Pallavicino,conserva intatta nel suo centro storico la struttura urbanistica rinascimentale, sulla quale sorgono i più importanti monumenti civili e religiosi.

Nel XV secolo Cortemaggiore era la fiorente capitale dell'antico Stato Pallavicino, una delle Signorie più grandi e ricche di quel tempo, che si estendeva tra le odierne province di Parma e Piacenza e comprendeva, oltre a Cortemaggiore, gli attuali Comuni di Busseto, Besenzone, Villanova sull'Arda, Monticelli d'Ongina, Castelvetro Piacentino, Polesine Parmense, Fidenza, Salsomaggiore Terme, Zibello, Roccabianca, Noceto, Medesano, Varano de' Melegari.

Ancor oggi le sue vie dritte e spaziose, delimitate da ampi portici, la Piazza Grande, su cui si affacciano il Municipio e la Basilica di S. Maria delle Grazie, le Chiese, i cui campanili svettano maestosi verso il cielo, il Palazzo Pallavicino, il Teatro Comunale e altri maestosi palazzi del Centro Storico stanno a testimoniare l'antico splendore del passato, facendo risaltare le bellezze artistiche e architettoniche di questo borgo.

La città di Cortemaggiore nacque coi Romani lungo il tracciato strategico della Via Emilia, fatta costruire tra il 189 e il 187 a.C. dal console romano Marco Emilio Lepido per collegare in linea retta Piacenza con Rimini e di insediamenti già presenti in età romana ne rendono testimonianza i reperti archeologici di tombe risalenti a quell'epoca ritrovate nei pressi del paese.

Le prime notizie certe su Cortemaggiore si hanno, però, in epoca carolingia, nel sec. IX, nel periodo che segue la morte di Carlo Magno e vede le continue guerre tra i successori dell'imperatore per la spartizione dell'impero carolingio

In questo periodo Cortemaggiore occupava un posto d'onore nelle corti regie e, anzichè prendere il nome dalla natura del luogo come altre corti, assunse quello di Cortemaggiore (Curtis Maior), in quanto già allora era il capoluogo e, quindi, il centro più importante, del Contado Aucense.

Il nome di Cortemaggiore si legge per la prima volta in un diploma di Ludovico I, re di Francia, che nell'anno 845 concede questo territorio in feudo alla nipote Ermengarda. Successivamente nell'890 l'imperatrice Angilberga dona questo territorio alle monache della Chiesa di San Sisto di Piacenza.

In epoca feudale, Cortemaggiore, dopo essere stata coinvolta nelle lotte comunali, invasa prima dai cremonesi nel 1214 e poi nel 1243 dalle truppe imperiali di Federico II di Svevia, passò nel 1290 sotto la signoria della famiglia dei Marchesi Pallavicino, ma è dalla fine del Quattrocento e per tutto il Cinquecento che Cortemaggiore conosce e vive il periodo di maggior splendore. Dopo vicende dai contorni non ben definiti, alla morte di Rolando I Pallavicino, detto Il Magnifico, il territorio di Cortemaggiore toccò in sorte ad uno dei figli, Gian Ludovico, che nel 1479 partì dalla vicina Busseto per fondare la sua nuova capitale.

Nel 1480 il Marchese Gian Ludovico Pallavicino iniziò la costruzione di una cittadella fortificata, che in onore della nuora Laura Caterina Landi volle chiamare Castel Lauro, affidando prima all'ingegnere e architetto ducale degli Sforza, Maffeo Caretto da Como, e successivamente a Gilberto Manzi, la progettazione della forma ubis (forma della città), seguendo gli schemi della città "ideale" che gli architetti del Rinascimento, primo fra tutti Leon Battista Alberti, andavano dettando. Cortemaggiore, infatti, rappresenta per la provincia di Piacenza uno dei casi più significativi ed esemplari di città "ideale" rinascimentale.

La pianta della città ricalca quella romana: una sorta di scacchiera, impostata su due assi perpendicolari fra di loro, il cardo (da Nord a Sud) e il decumano (da Est a Ovest) dell'antico accampamento romano, intersecati da spaziose strade rettangolari, lungo le quali sorgevano le case e i palazzi nobiliari con facciate non più alte della larghezza delle strade stesse, cosicché i viali fossero sempre illuminati e ben arieggiati.

La via principale del paese fu dotata di ampi portici sotto cui gli abitanti del paese potevano circolare senza timore delle intemperie. Al centro della pianta, sorgono la Piazza Grande e la Collegiata di Santa Maria delle Grazie, assurta dal Maggio 2008 a dignità di Basilica Minore e a circa 300 metri dal centro urbano, sull'asse ortogonale maggiore, si trovano la Chiesa e il Convento dell'Annunziata. Ad interrompere la regolarità della scacchiera, a sud-est sorgevano gli edifici marchionali: la Rocca, oggi perduta, e il Palazzo Residenziale, fatti costruire da Rolando II Pallavicino tra il 1490 e il 1500, di cui oggi resta circa un quarto della struttura originaria, ma dove ancora si può ammirare un grandioso e bellissimo loggiato di scuola bramantesca.

Quattro porte, di cui al giorno d'oggi non è rimasta traccia, si aprivano nella cinta difensiva per garantire i collegamenti col resto del territorio dello Stato Pallavicino.

Il centro del borgo, nel suo insieme, mantiene tutt'oggi pressoché intatto la struttura originaria, nonostante l'espansione dell'abitato e la costruzione in tempi successivi di diverse chiese ed edifici e bellissima si presenta all'occhio del visitatore la vista della Via Centrale, di larghezza veramente insolita per quei tempi, ornata da alti portici, che da circa vent'anni ospitano mensilmente una interessante e qualificata "Mostra mercato dell'antiquariato e cose d'altri tempi". Storicamente Cortemaggiore visse il suo periodo di maggior splendore sotto il Marchesato di Rolando II Pallavicino detto "Il Gobbo", figlio del fondatore della città. Uomo di straordinaria cultura e sensibilità, Rolando II viene ricordato soprattutto per la cura e la lungimiranza con cui amministrò il suo Stato: con lui Cortemaggiore ottenne immensi benefici e si abbellì in modo superbo di edifici e di opere d'arte.

Oltre alle istituzioni amministrative e civili, a Cortemaggiore fiorirono diverse ed importanti istituzioni religiose: le Confraternite, composte prevalentemente da laici, che hanno ricoperto nel corso dei secoli un ruolo di notevole importanza per la vita del paese. Avevano sede in una chiesa o in una cappella o semplicemente avevano un loro altare dove compiere le pratiche religiose e alcune chiese, presenti a Cortemaggiore, che costituiscono il maggior patrimonio artistico tuttora esistente, tutte legate in qualche modo alle Confraternite, danno testimonianza della grande vivacità che ha animato sempre e in ogni secolo ogni aspetto della vita civile e religiosa di Cortemaggiore.

L'indipendenza di Cortemaggiore e i fasti che visse come capitale dello Stato Pallavicino durarono poco più di un secolo e finirono nel 1586 con la morte di Sforza Pallavicino, ultimo Marchese dello Stato, che non lasciò figli. Nel 1587 il Duca Ranuccio I Farnese occupò "manu militari" il castello, prese prigioniero Alessandro Pallavicino di Zibello, cugino di Sforza, che ne aveva ereditato i beni e lo costrinse a rinunciare a tutti i possedimenti.

Cortemaggiore venne annessa così al Ducato di Parma e Piacenza e da quel momento ne seguì le sorti. Nei secoli successivi il paese restò grossomodo immutato, rimanendo sempre un centro prevalentemente agricolo, retto autonomamente fino ai primi dell'Ottocento dal Consiglio di Comunità e seguendo le sorti dell'Italia risorgimentale fino al 1949, all'appuntamento col suo secondo fulgido periodo, sotto gli auspici dell'imprenditore Enrico Mattei e dell'Agip, quando fu trovato nelle campagne del paese un giacimento di petrolio.

Questa scoperta, grazie all'abilità dello stesso Mattei, ebbe un grande impatto mediatico, cosicché Cortemaggiore si ritrovò sotto i riflettori dei giornali nazionali. In realtà il giacimento di Cortemaggiore si rivelò abbastanza modesto; il petrolio da esso estratto venne utilizzato in particolare per produrre una benzina (l'unica raffinata a partire da petrolio proveniente dal sottosuolo italiano) che fu chiamata Supercortemaggiore. Bisogna poi ricordare che a Cortemaggiore vi è stata, fino alla fine del 1800, una comunità ebraica molto forte, che viveva in un ghetto creato nel 1545 dal Marchese Gerolamo Pallavicino; al centro di questo si trovava la Sinagoga; nessuno di questi elementi è più riconoscibile nell'attuale conformazione urbana del paese e l'unica testimonianza visibile di questa antica comunità è il piccolo cimitero ebraico che si trova lungo Via Morlenzo, a Nord - Ovest del paese.

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